​​


Patente sospesa dopo un malore, il caso di Elena Tuniz riaccende il dibattito sul Codice della strada di Salvini



Elena Tuniz, insegnante di 32 anni, è diventata protagonista di un caso che sta facendo discutere l’opinione pubblica e gli esperti di diritto. Lo scorso 7 gennaio, mentre rientrava a casa alla guida della sua auto, ha avuto un improvviso malore che le ha fatto perdere temporaneamente il controllo del veicolo, finendo contro un ostacolo. Fortunatamente, l’incidente non ha causato danni gravi, ma è stato necessario l’intervento dei soccorsi e il successivo trasporto in ospedale per accertamenti.



Durante il ricovero, i medici non sono riusciti a individuare immediatamente la causa del malore e, come da prassi, hanno sottoposto Tuniz a un test tossicologico di routine. I risultati hanno evidenziato una “dubbia positività” al THC, il principio attivo della cannabis. La situazione si è complicata ulteriormente quando, poche ore dopo, la donna ha avuto un nuovo episodio, questa volta sotto gli occhi del personale sanitario. Solo allora i medici hanno diagnosticato un episodio epilettico e le hanno prescritto una terapia specifica, che include l’uso di cannabis terapeutica per il trattamento della patologia.

Nonostante la diagnosi e la prescrizione medica, le conseguenze legali non si sono fatte attendere. La positività al THC ha fatto scattare automaticamente le sanzioni previste dal nuovo Codice della strada, entrato in vigore nel dicembre 2024. Alla donna è stata sospesa la patente per un anno, una misura che ha avuto un impatto significativo sulla sua vita lavorativa, dato che Tuniz vive a circa 70 chilometri dalla scuola dove insegna. Inoltre, è stato avviato un procedimento penale nei suoi confronti, con il rischio di una condanna fino a due anni di reclusione e una multa che potrebbe arrivare a 12mila euro.

Il nuovo Codice della strada, fortemente voluto dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, non distingue tra chi assume cannabis per scopi terapeutici e chi la utilizza a fini ricreativi. La normativa prevede che la sola presenza di sostanze stupefacenti nel sangue o nella saliva sia sufficiente per far scattare il ritiro della patente e l’avvio di un procedimento penale, indipendentemente dallo stato di alterazione al momento della guida. Questo rappresenta un cambiamento significativo rispetto alla normativa precedente, che richiedeva la prova di un’effettiva alterazione psicofisica.

La rigidità delle nuove regole ha sollevato numerose critiche, soprattutto per quanto riguarda i cannabinoidi, che possono rimanere rilevabili nell’organismo fino a 80 ore dopo l’assunzione, molto oltre il periodo in cui producono effetti psicoattivi. Questo significa che anche i pazienti che utilizzano cannabis terapeutica rischiano di essere trattati alla stregua di chi ne fa un uso ricreativo, con conseguenze legali identiche.

Nel caso dell’alcol, invece, il Codice della strada prevede una soglia limite di 0,5 g/l per essere considerati in stato di ebbrezza. Per le droghe, invece, non esiste alcun valore minimo: basta la presenza della sostanza per far scattare le sanzioni, senza alcuna valutazione dello stato psicofisico del conducente.

L’associazione Meglio Legale, che si occupa di politiche sulla cannabis e della tutela dei pazienti che ne fanno uso terapeutico, ha deciso di intervenire nel caso di Elena Tuniz. L’organizzazione ha presentato un ricorso al Giudice di Pace di Udine, contestando la sospensione della patente e sollevando una questione di legittimità costituzionale sulla norma. Secondo Antonella Soldo, coordinatrice di Meglio Legale, il caso di Tuniz è emblematico delle criticità del nuovo Codice della strada: “Riteniamo questo caso emblematico delle criticità del nuovo Codice della Strada, per questo abbiamo deciso di supportare Elena Tuniz, affidando la sua difesa all’avvocato Raffaele Minieri. Il ricorso presentato al Giudice di Pace di Udine non si limita a contestare la sospensione della patente, ma solleva una questione di legittimità costituzionale della normativa in vigore, che rischia di penalizzare ingiustamente persone che con la guida in stato di alterazione non c’entrano nulla”.



Add comment